Ieri ho ascoltato per la prima volta l’ultimo album (omonimo) dei Pearl Jam, e non mi ha convinta per niente. Ero partita molto prevenuta, perché le nostre strade (mia e dei Pearl Jam, intendo) si sono divaricate già dai tempi di Yield, e io ho difficoltà a perdonare chi delude le mie aspettative, specie se si tratta di uno dei grandi amori della mia adolescenza: di fatto i miei Pearl Jam non ci sono più già da qualche disco a questa parte, come anche quest’album mi ha confermato.
Un baio di bei pezzi (non alla Ten, diciamo più alla No Code) ci sono anche qui: Unemployable e Army reserve (ma anche il singolo Life wasted non è male); però una cosa che detesto nei dischi è dover lavorare di coltello per scartare il grasso e tenere il buono, specie se poi è più quello che butti via di quello che ti rimane nel piatto…
E in fondo io i Pearl Jam voglio ricordarmeli sempre così (soprattutto Eddie Vedder, *sbav*), com’erano nel leggendario Mtv Unplugged del 1992, quando mi vestivo con le camicie da boscaiola canadese e tenevo svegli i vicini con la chitarra elettrica… una vita fa, praticamente.
[Dio benedica Youtube che semplifica così tanto la vita a noi miseri blogger poveri d'ispirazione. Allelujah.]


