Archive for Too many dj's

Alive (and not really kicking)

Ieri ho ascoltato per la prima volta l’ultimo album (omonimo) dei Pearl Jam, e non mi ha convinta per niente. Ero partita molto prevenuta, perché le nostre strade (mia e dei Pearl Jam, intendo)  si sono divaricate già dai tempi di Yield, e io ho difficoltà a perdonare chi delude le mie aspettative, specie se si tratta di uno dei grandi amori della mia adolescenza: di fatto i miei Pearl Jam non ci sono più già da qualche disco a questa parte, come anche quest’album mi ha confermato.

Un baio di bei pezzi (non alla Ten, diciamo più alla No Code) ci sono anche qui: Unemployable e Army reserve (ma anche il singolo Life wasted non è male); però una cosa che detesto nei dischi è dover lavorare di coltello per scartare il grasso e tenere il buono, specie se poi è più quello che butti via di quello che ti rimane nel piatto…

E in fondo io i Pearl Jam voglio ricordarmeli sempre così (soprattutto Eddie Vedder, *sbav*), com’erano nel leggendario Mtv Unplugged del 1992, quando mi vestivo con le camicie da boscaiola canadese e tenevo svegli i vicini con la chitarra elettrica… una vita fa, praticamente.

[Dio benedica Youtube che semplifica così tanto la vita a noi miseri blogger poveri d'ispirazione. Allelujah.]

Scissor Brothers

Se non ricordo male, I Chemical Brothers l’hanno fatto prima. Quindi quello degli (dei? delle, trattandosi di sisters?) Scissor Sisters è un omaggio. O un plagio. O tutti e due (ora che anche Festivalbar li ha sdoganati, sarà certo più popolare la prima ipotesi.)

C’è da dire che gli (facciamo gli, e non se ne parli più) Scissor Sisters non avevano niente da perdere, i fan dei Pink Floyd avrebbero spezzato loro le gambe in ogni caso. E allora vai di avvitamenti subacquei e meduse lampeggianti a ritmo di musica. Beh, in The test c’era di più, altri quattro minuti di splendido delirio lisergico (anche qui canta Richard Ashcroft. Si vede che oggi è la sua giornata).

Però a me la cover di Comfortably numb piace parecchio. Irriverente, irrispettosa, coraggiosa. Con un ritmo che ti tarantola le gambe e dei falsetti neo-beegees che ti perforano l’encefalo. L’ho ascoltata parecchio all’epoca, e ha fatto da sottofondo ad ore ed ore di pedalate in cyclette (The test, invece, era la colonna sonora dei miei viaggi in treno, all’imbrunire, con il tramonto reso accecante dall’intermittenza delle gallerie e il cielo che si aggrottava curvo sulle montagne sopra Genova) . E in fondo, l’originale non la tocca nessuno, è sempre lì. Certo che è un’altra cosa, ma le cover rispettose di solito fanno la fine del Don Chisciotte nel racconto di Borges (“Pierre Menard, autore del Chisciotte“; è in Finzioni): riscritte uguali, parola per parola (note per nota). Tautologiche, ridondanti: superflue.

E allora onore al merito di chi ha il coraggio di appendere a testa in giù un capolavoro.

Crush

special

Dirò solo questo…

wow